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In Basilicata la "guerra dell acqua" non esiste. Seppure sono comprensibili le esigenze di semplificazione comunicativa, avverto la necessità di mettere un punto fermo nelle vicende attuali che stanno interessando il Servizio idrico integrato (S.I.I.):
l'AATO, quale espressione di tutti i comuni della Basilicata, sta producendo ogni sforzo per affidare al S.I.I. lucano un futuro importante, ma c'è chi (il Comune di Rotonda) vorrebbe portare la comunità in un passato che non esiste più. Le ragioni di questo tentativo di "restaurazione" sono incomprensibili. Davvero non si capisce perchè, nonostante l'Autorità d'ambito abbia fornito al Comune di Rotonda tutti i documenti che comprovino la bontà dell'affidamento in house del servizio idrico all'attuale gestore, gli amministratori di quel comune continuino ad affermare il contrario.
Le circostanze che hanno conquistato un forte clamore mediatico nei giorni scorsi mi impongono, a beneficio della chiarezza e in qualit? di rappresentante dell'Autorità che vigila sul corretto funzionamento del S.I.I., di ribadire che l'affidamento del servizio idrico al gestore rispetta pienamente le normativa italiana ed europea. Acquedotto lucano ha tutti i requisiti previsti dalla legge (decreto legislativo 267 del 2000) relativamente alla cosiddetta gestione in house. Infatti lo statuto della società contiene l'espressa limitazione dell'oggetto sociale ad attività attinenti la gestione del S.I.I., consente la cessione di azioni unicamente ad enti pubblici, con ciò precludendo la possibilità dell'ingresso di soci privati nella compagine azionaria, consente la partecipazione esclusivamente ad enti pubblici facenti parte dell'ambito, limita il diritto di voto in assemblea in modo che in nessun caso un socio possa superare la soglia del 24%, con ciò limitando anche il "peso" della partecipazione della Regione Basilicata. Lo statuto, inoltre, prevede vari limiti all'autonomia degli amministratori, prevede la competenza dell'assemblea dei soci ad autorizzare le pi? importanti operazioni societarie, con ciò quindi ulteriormente limitando l'autonomia gestionale degli stessi. Tali strumenti consentono, senz'altro, l'esercizio del controllo finanziario e gestionale da parte dei Comuni soci sulla gestione, analogo a quello che i medesimi esercitano sui propri uffici, così come richiesto dalla legge e chiarito dalla giurisprudenza: il cosiddetto "controllo analogo".
Se è vero come è vero che ben 119 su 131 comuni complessivi della Basilicata sono soci di AL spa, ci sono, in definitiva e per le ragioni spiegate poc'anzi, tutte le condizioni per considerare
l'affidamento del servizio idrico in house in Basilicata; non è pensabile che si possa giustificare un potere di veto da parte di un singolo Comune.
Il servizio idrico in Basilicata funziona. E' migliorabile. Ma funziona. La strada da seguire, lo ribadisco, èquella del confronto e del dialogo con tutti gli attori, politici e sociali.
Se si invoca l'intervento della politica lo si deve fare interrogandola sulle questioni di interesse generale e a beneficio di tutta la comunità lucana. La si deve chiamare, così come ha fatto l'AATO nella stesura del piano d'Ambito, per un confronto sugli strumenti e sulle risorse da mettere in campo per un nuovo modello tariffario che contempli un sostegno ai piccoli comuni, una tariffa domestica agevolata, la semplificazione del modello tariffario dedicata al mondo produttivo, nuovi investimenti infrastrutturali a beneficio di tutti i Comuni.
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